Quando la medicina difensiva prevale sulle cure: la paura di essere citati in giudizio

Un timore molto presente tra i sanitari

L’incubo che più di tutti spaventa i professionisti della salute è l’essere citati in giudizio per fatti successi durante il turno di lavoro. Porgendo uno sguardo al passato andremo a rivedere una situazione di ossequioso rispetto nei confronti del personale sanitario tale da non pensare che potesse sbagliare e quindi essere imputato per il lavoro svolto. Soprattutto nei confronti della dirigenza Medica dove il “Dottore” era visto come una manna dal cielo cui opinione era indiscutibile. Il tutto è stato frutto di un’ignoranza popolare che con il passare degli anni è andata a scemare. Il netto aumento dall’istruzione, ma soprattutto l’avvento di internet ha portato il cittadino ad aumentare le proprie conoscenze, anche in campo medico, dove si  è passato da un ossequioso assenso a un ostruzionismo quasi forsennato contro la sanità stessa, scatenando una reazione di forza a suon di querele.

Si potrebbero anche giustificare i cittadini di tale atteggiamento visto i numerosi casi di mala sanità, ma fino a un certo punto, perché l’esagerazione, come in ogni cosa, porta alla degenerazione del sistema.

Le querele sono aumentate negli anni in modo esponenziale, figlie di questa conoscenza o falsa conoscenza che il dottor googleha elargito in forma gratuita. I cittadini non conoscendo protocolli, procedure aziendali e il processo di cura/assistenza in se, ma pretendono l’esecuzione di tecniche o esami diagnostiche non compatibili alla loro condizione clinica che aumentano il costo dell’ospedalizzazione. Ancora peggio una volta recati in pronto soccorso ( il 60% delle volte in maniera impropria) reclamano il diritto di precedenza su tutti, compresi gli arresti cardiaci, impongono ai sanitari, sotto esplicita minaccia di denuncia, se non accontentati, l’esecuzione di esami ematici, RX, TAC, ECG e chi più ne ha più ne metta.

Ormai tutto ciò è diventato un vero e proprio business, infatti il pullulare di avvocati che hanno capito l’enorme affare economico nell’attaccare le aziende sanitari pubbliche, dove di solito i risarcimenti sono cospicui, hanno portato la gente a fare sempre più denunce, forti dal fatto di essere appoggiati da legali che promettono mari e monti e che scendono in accordi con il cliente del tipo: “Non è necessario pagare e anticipare alcuna cifra perché il compenso del legale avverrà automaticamente da parte dell’azienda ospedaliera una volta vinta la causa”.

Ormai questo tipo di prestazioni sono diventate di ordine pubblico e sponsorizzate come la vendita di caramelle, infatti ultimamente anche in una nota stazione radio si sentiva lo slogan su come fosse facile e possibile esporre querela agli ospedali che peccano di mala sanità.

Una volta capito il meccanismo, e paradossalmente la facilità delle procedure ormai i parenti dei pazienti ospedalizzati oltre a cercare il minimo cavillo durante l’assistenza aspettano, o addirittura cercano l’errore potenziale per potersi arricchire alle spalle di funzionari pubblici.

Questo comportamento ovviamente ha portato a una risposta da parte dei sanitari, ovvero la medicina difensiva. Che non può essere  altro che una forma degenerativa delle cure e del sistema stesso. Perché ormai il medico e l’infermiere non prende le loro decisioni sulla base di quello che è giusto fare, o quanto meno pensando solo a questo, ma il primo pensiero è quello di fare tutto in modo da non rischiare di incappare in nessuna denuncia. Talvolta sacrificando tentativi che si potrebbero rivelare fondamentali. Spesso si evita addirittura di dimettere pazienti ormai guariti e che farebbero fare spazio ad altri cittadini bisognosi solo perché i parenti carte alla mano minacciano querela nei confronti del reparto.

Per evitare di rovinarsi la carriera se non la vita stessa, e per difendersi, spesso si assecondano tali richieste. Anche perché si lavora percependo stipendi dal SSN che non rispecchiano i reali rischi e responsabilità dei sanitari, soprattutto nel caso degli infermieri visto il rinnovo ridicolo del ultimo CCNL-SANITA’.

Tutto ciò porta anche a una mancata collaborazione fra professionisti creando la classica situazione di“scarica barile”per evitare responsabilità scomode.

La conseguenza di questa situazione degenerativa è  chiaramente a discapito dei cittadini che si trovano davanti professionisti sempre sulla difensiva, e che spesso non possono svolgere al 100% il loro lavoro.

Gaetano Sciascia – Infermiere

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