Empatia e pazienti: l’approccio umano in una sanità troppo fast!

Empatia e pazienti: l’approccio umano in una sanità troppo fast!

Mancano troppi professionisti: Medici e Infermieri

Purtroppo oggi la sanità italiana vive di una costante carenza di personale sia medico, sia infermieristico. Secondo gli ultimi dati, negli ospedali italiani mancano 14 mila medici e 51 mila infermieri; carenza causata dal blocco del turn over ma anche dalla disorganizzazione e della riduzione dei finanziamenti alla sanità. Quanto detto si ripercuote inevitabilmente in maniera negativa all’interno delle unità operative, dove il personale è costretto a turni massacranti e ad ottimizzare le ore lavorative per riuscire a fare tutto, tralasciando molto spesso la relazione umana con i pazienti; risultato: i pazienti si sentono trattati “come semplici numeri” dai professionisti sanitari, con tutte le conseguenze del caso, confermando l’aspetto anonimo e poco umanizzato della relazione percepito generalmente.Il concetto di empatia

Il termine empatia, che significa “vivamente commosso nell’animo” può essere tradotto con il concetto di “immedesimazione” ossia condivisione degli stati d’animo altrui.

Inizialmente, quando fu coniato nell’800, tale termine era utilizzato per indicare,in senso estetico, l’apprezzamento del bello. Agli inizi del 900, inizia ad essere utilizzato per indicare proprio la capacità di immedesimarsi al posto di un altro e sentire le sue emozioni.

L’umanizzazione delle cure

Il problema dell’umanizzazione è diventato estremamente urgente e attuale in Italia da quando, pochi anni fa, un’indagine condotta dal Tribunale del malato su oltre 20.000 pazienti ha constatato che la quasi totalità (98%) degli interpellati lamentava l’atteggiamento indifferente o addirittura scarsa socievolezza e disponibilità di molti operatori sanitari.

Il concetto di umanizzazione delle cure va inteso come attenzione posta alla persona nella sua totalità per i bisogni organici, psicologici e relazionali.

Il trattamento clinico corretto è la prima scelta da fare, ma è necessario anche che ci sia empatia fra chi cura e chi è curato. Parole e comportamenti che danno spazio alle emozioni dei malati, sostenendoli in ogni momento, hanno effetti positivi sulla prognosi, almeno quanto alcune terapie farmacologiche.

Umberto Veronesi affermava che la prima terapia è il dialogo e, per andare a fondo, il colloquio con il malato deve durare almeno 10-20 minuti, senza limitarsi agli aspetti strettamente sanitari ma guardando “all’uomo nella sua interezza”.

Per affrontare un efficace dialogo è fondamentale sviluppare delle capacità empatiche, ovvero un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell’altro, tralasciando la parte affettiva personale e il giudizio morale, per creare una vera relazione di fiducia.

Più empatia nel rapporto operatori-pazienti. Beneficio per la salute di entrambi

L’empatia, guardare il mondo con gli occhi degli altri, è un modo di rapportarsi non sempre istintivo, che implica l’abilità di saper ascoltare, raccogliere informazioni, e dare fiducia e sostegno al paziente. Si tratta di un approccio che, per essere messo in atto con efficacia, richiede una preparazione che permetta all’operatore di gestire le proprie e altrui emozioni e consenta l’apprendimento di specifiche tecniche di comunicazione.

Tuttavia è un investimento che vale la pena di effettuare: l’utilizzo dell’empatia nelle cure mediche ed infermieristiche ha un impatto che va molto oltre il semplice aumento di gradimento delle prestazioni sanitarie da parte del paziente. Consente di aprire un canale comunicativo, permettendo di accedere più facilmente alle informazioni chiave sul problema, individuare l’approccio terapeutico più appropriato.

Instaurare relazioni più profonde con i malati, riduce le denunce per malpractice e soprattutto il rischio di burn out, la sindrome da stress, affaticamento, logoramento e improduttività lavorativa che colpisce chi svolge attività professionali a carattere sociale e che dà luogo a depersonalizzazione e atteggiamenti di indifferenza verso i destinatari della propria attività lavorativa.

Concludendo, si auspica che le aziende sanitarie, pubbliche e private, inizino ad assumere personale, ristabilendo le dotazioni organiche, in modo da garantire il giusto rapporto pazienti/operatori perchè, spendere 10 minuti per dialogare con il paziente, cercare di instaurare un rapporto di fiducia in una società sempre più prevenuta nei confronti del personale medico ed infermieristico, nella realtà attuale, è veramente difficile.

Dott. Salvatore Callea

Infermiere di area critica, sindacalista e web-writer.